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martedì 22 agosto 2017

56 anni, giornalista, sessuocentrico: ho sbagliato? // RANT DA ASESSUALE #1

Sospendo questa pausa estiva che mi sono presa col blog perché sul Twitter qualche giorno fa, mi sono imbattuta in un articolo di giornale scritto da Massimo Gramellini rivolto ad una ragazza che le aveva scritto per chiedere consiglio e invece...beh, l'articolo non mi è piaciuto per niente - potete trovarlo cliccando qui - quindi ho deciso di scrivere una risposta alternativa.
Buona lettura!

Ciao M., non so il tuo nome ma con questa lettera che ti dedico, ho deciso di chiamarti Marta; immagino non c'avrò azzeccato, ma mi piace l'idea d'averti dato un nome, così che tu non sia una M. qualunque. 
Quindi, ricominciamo.
Cara Marta, ho deciso di scriverti questa lettera per cercare di rispondere, al meglio, ed aiutarti riguardo ciò che ti assilla. 
La mia giornalista e scrittrice preferita, Oriana Fallaci, utilizzava le interviste per ottimizzare il tempo invece io uso la lettera per cercare di esprimermi in maniera il più confidenziale possibile. 
Abbiamo solo 10 di differenza (spero che ciò non ti turbi), ne ho 21 e anche se più piccola, ho incominciato da un po' a farmi domande sulla mia sessualità e sul perché non fossi, citandoti come le "tanto adolescenti più scaltre che vivono il sesso con leggerezza". Mi domando tutti i giorni il perché non posso avere pure io ogni sera qualcosa con cui fare l'amore, di getto e senza trastulli mentali di alcun genere, separando mente e corpo, come tante mie coetanee. Mi chiedo spesso perché non possa essere una di quelle ragazze "normali" e la risposta che mi do è sempre che: ogni persona è diversa da qualunque altra, è una legge della natura e bisogna accettarla così, così come si accetta la gravità, che ci tiene ancorati i piedi al suolo e non ci permette di volare in autonomia come le rondini. 

venerdì 28 aprile 2017

La scuola mi ha rovinato la vita // Tredici, VOGO n. 1

La mia storia, con questa storia, è incominciata tempo fa quando mi iscrissi a Goodreads e quasi ogni giorno, radunavo libri nella mia to-read list dato che, la mia vita letteraria seria era da poco incominciata. Ma non voglio dilungarmi, quindi vi spiego perché ho fatto questa piccola premessa: quando ho sentito che la serie TV era arrivata nel Netflix italiano, mi son subito ricordata di quella trama particolare che incontrai tempo fa, che archiviai per leggerla il prima possibile.
La serie tv però, l'ho vista prima del libro, nonostante quello lo leggerò comunque. (Molto spesso vedo prima i film/serie tv per capire la storia, per poi leggere il libro e al-contrario di-quanto-stereotipicamente-tutti-dicono, riesco ad apprezzare sempre entrambi.)
È inutile che vi racconto la trama, perché se avete aperto questo post è per sapere cosa ne penso, dato che probabilmente l'avete in testa molto meglio di quanto io saprei spiegarvela (faccio pena a riassumere le storie). Se invece siete capitati per caso, c'è sempre Wikipedia e i siti di critici, decisamente più competenti di me.
Sono una delle ritardatarie, vantaggio per cui prima ho avuto occasioni di leggere cosa ne pensavano le persone su Twitter: una vagonata di commenti positivi fino quando ad un certo punto, sono arrivati quelli negativi.

mercoledì 5 aprile 2017

Cosa vuol dire "orgoglio curvy"?

Nonostante esista anche lo thinshaming, non è ai livelli del fatshaming, ciò non significa che sia meno importante - o che uno dei due sia più importante dell'altro, - solo che il primo è molto più facile del secondo da combattere o non sarebbero esistiti i "disturbi dell'alimentazione".
Ma veniamo al dunque, cosa significa curvy? È una sorta di via di mezzo? È solo un modo per la body positive per promuovere l'obesità?
Prima di continuare a leggere, se sapete solo "per sentito dire" cosa sia la "body positivity" e non l'avete ancora approfondita per conto vostro e bene, vi consiglio di cliccare qui in cui c'è un piccolissimo specchietto.

Cliccato o non cliccato, se siete tornati in questo post oppure non lo avete mai lasciato, inizio col chiarirvi ciò di cui voglio parlarvi.

sabato 4 marzo 2017

Dove smascherare la "grassofobia"?

Premettiamo una cosa: siamo nell'era in cui c'è il godimento pulsionale sfrenato, anche e soprattutto nel campo dell'arte. Non c'è più distinzione fra talento e passione
Vi faccio un esempio: io dico sempre che se mi chiedessero quale talento vorrei avere al posto della scrittura (scusate la poca modestia, ma ovviamente non voglio definirmi Victor Hugo), io risponderei che questo sarebbe saper disegnare. Anche se sono bravina a ricopiare disegni facili, sono consapevole di non avere il talento del "disegno", per cui non andrei mai a iscrivermi ad una scuola per imparare a disegnare (magari lo farei fare a personaggi di "libri" scritti da me, ma mi fermo perché spoiler) perché so che non è il mio campo, al contrario preferirei iscrivermi ad un corso di "scrittura creativa" per migliorare le abilità che già ho.

venerdì 3 febbraio 2017

L'ossimoro dell'amore femminista


: principesse Disney e femminismo
Può Belle definirsi femminista? Quando ci si può realmente definire femminista?
Perché Emma Watson è stata ampiamente criticata per il suo essere femminista ma allo stesso tempo decidendo di interpretare una principessa Disney controversa?
Ante-scriptum: Per onestà intellettuale devo per forza dirvi che scrivo questo post anche perché Belle è la mia principessa Disney preferita.

Buona lettura. 

lunedì 26 dicembre 2016

Qual è davvero il femminismo?

Perché il femminismo non è reversibile all'egualitarismo, ma chi è l'"egualitario"?

Eccomi con un'altro post sul femminismo. "Chi disprezza, compra" direte voi. E in effetti sì, nonostante non è mai stato mai il mio intento disprezzare un movimento così ampio se non il modo in cui "certe persone" lo portano avanti, motivo per cui, dato che oggi voglio parlare del femminismo in sé come ideologia e no come movimento, del mio punto di vista che non ha la pretesa di essere l'unico giusto, ma soltanto uno dei tanti che ci sono, ed è giusto che ci siano perché non si andrebbe da nessuna parte se nessuno imparasse dall'altro, questa volta sarò più pacata; proprio perché pensato come flusso di coscienza, non avrà eccessive formattazioni nel testo, che di solito uso per farvi concentrare e riflettere su determinate frasi, per essere il più fluido possibile. 
Il femminismo, che io voglio vedere dal punto di vista dell'attivismo è un argomento che mi ossessiona e appasiona così tanto che mi riduco anche alle 3 di notte a leggere i più svariati articoli su di esso per capirci ancora meglio qualcosa. È normalissimo, lo so! Ma bando alle ciance, ora iniziamo.

domenica 18 dicembre 2016

È più pesante l'elefante o la farfalla? // Grassofobia

La grassofobia non esiste? Mh, magari!

Non è il primo post che faccio sulla grassofobia quindi prima di iniziare, vi rimando a questo mio precedente post su questo argomento, con l'utilissima testimonianza di una persona seria come Kelli Jean Drinkwater anche per farvi capire di cosa vi parlerò qui: grazie se ne terrete conto, vi informo che in base alle vostre preferenze, c'è sia il video sottotitolato in italiano, oltre il testo sempre in italiano che vi ho riportato. 
Essenzialmente vi sintetizzo, la "grassofobia" è la "paura del grasso", paura che ha come conseguenza la discriminazione e derisione delle persone grasse.

martedì 13 dicembre 2016

L'aborto non è un metodo contraccettivo

Quando essere contro l'aborto è socialmente inaccettabile e il perché dell'esistenza degli obiettori di coscienza.

So già che verrò odiata dalla maggior parte delle persone che leggeranno questo post, ma poco mi importa dato che lo scopo, almeno da parte mia, non è quello di generare odio, se volete farlo voi siete liberi di farlo, ma quello di analizzare il fenomeno da un punto di vista sociale, per quanto, data la delicatezza, ciò è umanamente ammissibile. 
Vi chiedo quindi se prima di saltare a conclusioni affrettate, nonostante sia un argomento difficile da affrontare, leggeste il post fino in fondo prima di capire da quale parte della bilancia la mia idea sta.
Premetto dicendo che ovviamente parlo di aborto volontario e consenziente e che non è assolutamente mia intenzione giudicare nè chi lo pratica e nemmeno chi non lo pratica, incolpare nè chi è favorevole e nemmeno chi non lo è, ma vi parlo soltanto per esprimere la mia idea ed accendere un confronto di matrice sociale più che etica, perché ognuno di noi si occupa della propria etica.


sabato 3 dicembre 2016

Ur so gay and u didn't even like...p*nis // EAD n. 4

No, non sono diventata omofoba di colpo, il verso nel titolo fa parte di una canzone di Katy Perry, l'ultimo di preciso, "Ur so gay" di un bel po' di anni fa, derivante da una delusione d'amore a cui poi si fa riferimento a tutti i "difetti" dell'uomo in questione che lo rendono "femminile".
Ora come ora sarebbe socialmente inaccettabile (giustamente) e no perché si "offende" una persona (purtroppo, intendo che se si offende un omosessuale la gente non si indigna perché è considerata come una persona, ma solo perché la considera come "omosessuale") ma viene vista come offesa per la comunità gay, nonostante parli del maschio metrosessuale, altro termine parecchio omofobo, che non c'entra per nulla col maschio omosessuale.

martedì 29 novembre 2016

Perché mai dovremmo etichettarci? // EAD n. 3

Cosa vuol dire essere "pro etichette": l'importanza sociale del linguaggio e della familiarità è contro le discriminazioni di ogni tipo.


Prima di iniziare il post vero e proprio, vorrei che leggeste questa testimonianza di Chimamanda Ngozi Adichie. 


DISCLAIMER: Il materiale qui immediatamente sotto riportato non è di mia proprietà, dunque tengo a precisare il mio intento è semplicemente quello di RIPROPORLO per farlo arrivare a più persone possibili. Ciò che ho fatto è soltanto di averlo messo per iscritto, per coloro che vogliono più velocemente leggere piuttosto che vedere il video, su cui sono comunque attivabili i sottotitoli in italiano. Il materiale che vi propongo è di proprietà della TED.
Buona lettura!

domenica 20 novembre 2016

"Non ho bisogno dello psicologo!" // EAD n. 2

Perché esistono gli stereotipi sui psicologi e gli stigma sulle malattie mentali?

Lo ammetto, scrivo questo post perché sono di parte oltre perché ritengo sia giusto educare e sensibilizzare riguardo questa cosa; siccome ho sempre sognato di diventare psicologa, da sempre mi sono ritrovata con lo stereotipo dello psicologo come colui che "cura i pazzi", alimentato senza dubbio dai film e dai vari media. Dai, è storica la figura cinematografica del "psichiatra pazzo", ma vi vorrei far accorgere che qui siamo nella vita reale e non in un film della Warner Bros. 
Tornando seria, da amante della psicologia, il modo in cui la figura dello psicologo è considerata, è una tematica a cui tengo parecchio. 
Tempo fa, la scintilla che ha fatto scoccare la mia arrabbiatura, sempre rimanendo in tema con questa sorta di "condizionamento mediatico" da cui voglio iniziare a parlare per ampliare il mio discorso, è stato aver scoperto un libro, di cui non dirò il nome per evitare asti (tanto di questo genere, non è l'unico), che ha una visione deliberatamente discriminatoria nei confronti della figura dello psicologo. Ovviamente per scarso interesse, non ho letto questo libro ma ho letto solo le recensioni in cui è stato messo in risalto questo problema; il mio intento non è quindi promuovere il pregiudizio dicendovi di saltare a conclusioni affrettate quando vi parlano gli altri di qualcosa, ma mettere in risalto questo tema e non parlarvi del libro stesso o giudicarlo in alcun modo: dimenticatevi che la scintilla sia un libro e concentratevi sul mio parlar dello stereotipo.


lunedì 7 novembre 2016

L'antifemminismo è così socialmente inaccettabile?

L'Occidente vi ha mangiato il cervello quindi arriva il "femminismo" dal metodo cristiano

Non avrei immaginato che a così poca distanza di tempo avrei scritto un altro post sul femminismo, ma se lo faccio vuol dire che c'è altro e tanto bisogno di parlare di questa tematica e delle diverse problematiche collegate ad essa.
Innanzitutto, per capire bene cosa intendo io per "antifemmismo" vi consiglio di leggere questo articolo "Davvero serve ancora il femminismo?" che ho scritto precedentemente. 
Personalmente credo che la parola "antifemminismo" è così socialmente inaccettabile perché avete paura della differenza e preferite discutere con persone che la pensano uguale a voi, ma così vi avviso che non permettete al vostro pensiero di svilupparsi e approfondirsi, o a cosa servirebbe il confronto altrimenti?

venerdì 28 ottobre 2016

Davvero serve ancora il femminismo?

Perché credo che il femminismo non funzioni più come una volta e debba essere cambiato in antifemminismo


Mi è capitato spesso di essere fraintesa quando affermavo di essere antifemminista ed essere catalogata semplicemente come 'idiota e cattiva' perché non appoggiavo il femminismo. Un po' quando si dice che si è femministe e l'interlocutore pensa ad un cane rabbioso. Ma di quale femminismo stiamo parlando?
Fortunatamente il resto delle volte, purtroppo ancora poche, mi è stato chiesto realmente il mio parere e se state leggendo questo post, vuol dire che interessa saperlo anche a voi.

Innanzitutto credo che il femminismo sia una gran cosa, almeno se usato nella maniera giusta.
Una delle prime cose che mi fanno torcere il naso è che all'interno dello stesso movimento femminista non si sappiano bene i confini definiti, o non ci sarebbe stato il bisogno di avere più ondate, e il più delle volte ci si attiene semplicemente alla definizione presente sul dizionario, che è in ogni caso ben poco rispetto all'ampia realtà sociale e letteraria presente negli studi su di esso. Tutto questo meccanismo porta ovviamente ad attaccarsi fra stesse femministe perché si arriva a rinnegare il femminismo dell'altra. Quante volte vi è capitato sentir dire 'tu non sei una vera femminista!'? Eh, ma il femminismo non significa accettare le scelte delle donne? Sia che esse vengano canonicamente appoggiate (ad esempio la scelta di non depilarsi) o che non siano canonicamente appoggiate (la donna che decide di essere casalinga)? Non parlo di opportunismo perché quello è un concetto che rientra nell'essere d'accordo sulle opinioni personali e non sulle scelte di vita, ma di principi condivisi che devono essere alla base del movimento come la tolleranza. L'empatia. Il riuscire ad accettare che l'altra persona abbia fatto delle scelte diverse dal proprio ideale di 'normalità'. 
Anche nel caso in cui una donna decide di definirsi antifemminista, di certo bisogna partire dal presupposto che non va contro se stessa.